Certosa di Pavia, storie e leggende: 4 storie tra realtà e fantasia

A metà strada, fra Milano e Pavia, si trova il meraviglioso monumento della Certosa di Pavia.
Vogliamo raccontarvi, non la storia di questo splendido monumento, ma qualche aneddoto ricostruito grazie all’aiuto di Arturo Abbiati (certosino Doc).

Leggende sulla Certosa di Pavia, forse non molto conosciute, ma che sono stati sentite almeno una volta da chi è vissuto a Certosa.

LE BARE DEI FRATI

Si dice che che i frati dormissero nelle loro celle con una bara sotto il letto e questa bara venisse tirata fuori nel momento in cui il frate stava per morire. Quando il frate era morto veniva deposto nella bara con un lenzuolo e portato al cimitero dove veniva seppellito col il solo lenzuolo mentre la bara tornava sotto il letto per il prossimo frate. Del resto quando i frati si incontravano, essendo di clausura, si dicevano ”Fratello ricordati che dovremo morire, morire dobbiamo” e scavavano, poco per volta ogni giorno, la fossa destinata ad accoglierli con lo scopo di avere sempre presente l’idea della morte.

IL CORPO DI MUSSOLINI

Il 24 aprile 1946 la salma di Mussolini fu trafugata dal cimitero del Musocco a Milano. Pare che due frati della Certosa di Pavia presero in consegna i resti del Duce. Essi si battevano in nome del rispetto che si deve ai morti e ai luoghi sacri dove essi riposano.

Pare che il corpo fosse tenuto dietro all’altare del transetto sulla sinistra. Quel che è certo è che il corpo di Mussolini ci restò poco poco tempo alla Certosa (forse una sola notte) fin a quando la Polizia lo scoprì. Si pensa che questo abbia causato la cacciata dei frati certosini.

LA STORIA DEI MILO’

Quando d’estate fa molto caldo a Certosa ci sono moltissimi biacchi (o milò in dialetto).
Chi ha vissuto a Certosa ha potuto assistere ad una scena da film horror: i milò d’estate si appendono coi denti ai tralicci delle vigne per rinfrescarsi al vento.

LE TESTE DEI BASSORILIEVI

Si possono notare già all’ingresso della Certosa le teste staccate dei bassorilievi. Si dice pare che le portarono via dai soldati di Napoleone come cimeli di guerra.

Un passaggio sotterraneo segreto unirebbe la Certosa di Pavia al Castello Visconteo di Pavia

Ne parlava già Alberto Arecchi, studioso del patrimonio culturale del territorio pavese.
Si tratterebbe di un passaggio sotterraneo in 5 tappe: l’ultimo dalla torre del Maino di Borgarello (oggi Cascina Colombina) sino ai sotterranei segreti della Certosa, tuttora non completamente ispezionati.

Una leggenda vorrebbe far derivare il nome stesso della città di Pavia dall’espressione “Pan via”.
Durante un assedio, gli abitanti della città, ormai ridotti alla fame, avrebbero escogitato un espediente per distogliere il nemico dalla cruda verità.
Dopo aver importato il frumento dalla Certosa, attraverso il mitico sottopassaggio, avrebbero cotto il pane solo per gettarlo sulle teste degli assedianti, in modo da ostentare una presunta ricchezza e da scoraggiare la loro resistenza.

2 pensieri riguardo “Certosa di Pavia, storie e leggende: 4 storie tra realtà e fantasia

  • 22 Luglio 2017 in 2:53
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    Grazie. È bello conoscere queste leggende.

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  • 8 Marzo 2018 in 12:20
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    Tutto ,vero, mia mamma era una compagna di giochi del sign. Arturo,abitava nello stesso cortile, si chiamava Antonia. E mi raccontava queste cose. Ciao

    Risposta

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