Passeggiando lungo via Boezio, una suggestiva via laterale del centro storico di Pavia, ci si imbatte in un luogo intriso di fascino e mistero: la basilica di San Gervasio e Protasio.
Questo antico tempio, secondo la tradizione, detiene il primato di chiesa più antica della città.
Le origini e le trasformazioni nei secoli
La leggenda narra che a fondare la basilica nel IV secolo fu San Siro, il leggendario primo vescovo e patrono di Pavia.
Della primordiale struttura paleocristiana oggi rimangono pochissime tracce, custodite principalmente nelle fondamenta del campanile.
Molto più evidenti sono invece i segni dell’epoca romanica: oltre alla maestosa torre campanaria, lungo i fianchi esterni dell’edificio si possono ancora scorgere porzioni di muratura decorate con i classici archetti pensili medievali.
In quegli anni la basilica fu letteralmente “ruotata“: l’orientamento originale venne invertito, spostando la facciata a est.
Per far spazio alla nuova abside, la vecchia facciata romanica venne purtroppo demolita, regalando alla chiesa l’aspetto barocco che vediamo oggi.
Il misterioso custode del campanile
C’è però un dettaglio straordinario che rischia di sfuggire ai passanti più frettolosi.
Alzando lo sguardo verso il campanile, da una piccola e stretta finestra, fa capolino una figura insolita.
Si tratta di un busto di San Siro, un’opera d’arte contemporanea donata alla comunità nel 2021 dallo scultore Vittorio Francalanza (originario di San Zenone al Po).
La particolarità della scultura risiede nei suoi materiali: è stata interamente realizzata con ferro, ghisa e legno riciclati.
Il Santo è raffigurato nel gesto di offrire pane e pesci, un richiamo al miracolo evangelico che diventa un ponte ideale tra la storia millenaria della basilica e la sensibilità dei nostri giorni.
Ancora oggi, la basilica di San Gervasio e Protasio si conferma un piccolo scrigno di fede e arte, dove la pietra antica dialoga inaspettatamente con la moderna devozione.

