Chiodini sott’olio come li faceva mio padre

I Chiodini, in dialetto pavese gabarò, sono i funghi legati alla mia infanzia: il momento in cui si andava a cercarli, era il fermo-immagine dell’autunno.

Che bei ricordi quando andavo con mio padre nei boschi con un cesto di vimini in mano e un bastone per spostare le foglie, in un silenzio rispettoso dell’ambiente e del suo contesto, come se le parole potessero infastidire i funghi. I gabarò sono sempre stati gli unici funghi che ero in grado di riconoscere perché crescono in mazzo.

Arrivati a casa col “bottino” non vedevo l’ora di ammirare mio padre che procedeva al rito e li metteva sott’olio per averli in dispensa per l’inverno, almeno fino a Natale quando con molta probabilità sarebbero finiti tutti.

Per pulirli innanzitutto scuoteva il cespo per eliminare il terriccio in eccesso, poi staccava i gabarò, tagliando la parte del gambo dura, eliminando quelli rovinati e quelli più grandi. Una volta sciacquati bene sotto l’acqua corrente, procedeva alla preparazione dei chiodini sott’olio.

Ingredienti

  • Chiodini
  • Olio Extra Vergine d’Oliva
  • Aceto di vino bianco
  • Chiodi di garofano
  • Fogli di alloro
  • Sale

Fate bollire i chiodini per una ventina di minuti in una pentola con un po’ di sale, metà acqua e metà aceto in parti uguali. Scolateli e lasciateli raffreddare.

A questo punto potete distribuirli in vasetti di vetro sterilizzati, dotati di chiusura ermetica. Aggiungete chiodi di garofano, una foglia di alloro e ricoprite con l’olio extra vergine d’oliva. Se riuscite ad aspettare almeno una settimana prima di consumarli, i chiodini sott’olio saranno ancora più saporiti.

A fine giornata, c’era sempre chi ci criticava perché avevamo trovato solo gabarò, ma io in realtà non ne ho mai capito il motivo.

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