La cripta di Sant’Eusebio a Pavia in gara tra i “Luoghi del cuore” del Fai

La cripta di Sant’Eusebio si trova in piazza Leonardo da Vinci nei pressi delle torri di fronte all’Università di Pavia ed è ciò che rimane di un’antica chiesa longobarda al tempo di re Rotari (636-652).

Inizialmente sede del vescovo ariano, fu dedicata a Sant’Eusebio dopo la conversione al cattolicesimo da parte dei Longobardi. Menzionata nell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono,  l’edificio di culto è stato completamente ricostruito nell’XI secolo, rimaneggiato tra Cinquecento e Seicento, rifatto nel Settecento e raso al suolo del tutto nel 1923 per fare spazio all’adiacente Palazzo della Posta. La cripta è ciò che rimane oggi.

Risalirebbero all’epoca longobarda la muratura esterna, realizzata in mattoni manubriati utilizzati in epoca romana e le tombe dei vescovi disposte a raggiera intorno all’abside. Sono presenti alcuni capitelli, con decorazione di foglie, di difficile datazione. Inizialmente si pensava ad una collocazione in età longobarda invece, in anni più recenti, è sostenuta l’ipotesi che possano risalire alla ricostruzione dell’undicesimo secolo.

Ulteriore elemento di pregio della cripta è la decorazione pittorica, probabilmente databile alla seconda metà del XII secolo, sulle volte e le pareti di fondo degli archi. Oggi, nonostante gli interventi di restauro, la pittura risulta in gran parte sbiadita. Nella parete di fondo della campata centrale rimangono le tracce di una Madonna col Bambino, i simboli dell’evangelista San Marco (Angelo) e di San Luca (i bue).

La cripta di Sant’Eusebio di Pavia è stata utilizzata, nel 2018, come set del film “Aquile randagie” del regista Gianni Aureli.

Come votare

“I Luoghi del Cuore” è una campagna nazionale per i luoghi italiani da non dimenticare, promossa dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo. È il più importante progetto italiano di sensibilizzazione sul valore del nostro patrimonio che permette ai cittadini di segnalare al FAI i luoghi da non dimenticare. Vota subito per questo bene culturale tanto caro alla città di Pavia.

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