Quante volte vi sarà capitato di fare due passi nel cortile o nei giardini del Castello Visconteo di Pavia, magari godendovi un po’ d’ombra, e di imbattervi in una scultura dal fascino discreto e malinconico?
Poco lontano dai camminamenti, proprio nel parco del Castello intitolato a Papa Giovanni Paolo II, si trova la statua dei due cani da caccia, firmata dallo scultore Ernesto Coppaloni.
Un monumento insolito ma fortemente legato all’anima di questo luogo, che molti notano di sfuggita senza conoscerne la vera storia.
Il legame tra i Visconti e la passione per la caccia
Per capire il significato di questi “custodi silenziosi”, bisogna fare un salto indietro nel tempo fino al Trecento, all’epoca di Galeazzo II Visconti.
Oltre a edificare la splendida dimora ducale, i Visconti vollero realizzare un immenso parco di caccia che si estendeva dal Castello fino alla Certosa di Pavia (quello che oggi per buona parte conosciamo come Parco della Vernavola).
I cani da caccia non erano semplici animali da compagnia o da lavoro, ma dei veri e propri simboli di prestigio, forza e status per la corte viscontea.
Un omaggio tra arte e memoria
La scultura di Coppaloni cattura l’eleganza e la lealtà di questi animali in un momento di quiete, quasi a voler sorvegliare eternamente gli antichi possedimenti del Duca.
Oggi la statua è diventata una tappa curiosa per chi ama scoprire i dettagli meno noti di Pavia, un piccolo gioiello d’arte all’aperto da ammirare da vicino durante una passeggiata nei giardini o prima di visitare i Musei Civici.

