Le Pietre d’inciampo a Pavia in memoria dei cittadini deportati

Le ‘Pietre d’inciampo’ sono un progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig.

Si tratta di ‘sampietrini’ in ottone, incorporati nel selciato stradale delle città, con i dati delle vittime di deportazione nei campi di sterminio nazisti.
Le targe vengono posizionate nei pressi nell’ultimo domicilio conosciuto della persona deportata.

Nel mese di Gennaio 2019, in occasione della Giornata della Memoria, sono state svelate una decina di nuove installazioni per restituire il nome ai deportati della provincia di Pavia.

A Pavia troviamo quattro pietre d’inciampo.
In Piazza Petrarca, all’altezza del civico 32, troviamo la pietra in memoria di Rosa Gaiaschi Pettenghi, la donna pavese che a 39 anni venne deportata con il figlio e il marito Mario che morì nel lager. Lei si salvò. In via Tortona 14 per ricordare Carlo Pietra, in via Rezia 34 per Luigi Bozzini e in via Vittorio Emanuele II 22 in memoria di Giovanni Alt.

A Cilavegna, in via Roma 38, una pietra d’inciampo vuole ricordare Giovanni Maccaferri.

A Gravellona Lomellina, la pietra è dedicata a Clotilde Giannini, deceduta nel 1945 dopo essere stata deportata ad Auschwitz. Successivamente fu trasferita nel lager di Bergen Belsen, in Bassa Sassonia. Una volta liberata, morì per le conseguenze della prigionia.

A Santa Cristina e Bissone, in via Vittorio Veneto, troviamo la pietra in memoria di Pietro Gatti, operaio antifascista della fabbrica Necchi, deportato morto in lager.

A Voghera, di fronte al Liceo Ginnasio “Severino Grattoni” la pietra vuole ricordare Jacopo Dentici. Brillante alunno di quella stessa scuola, di famiglia antifascista, fu deportato a Mauthausen e successivamente nel sottocampo di Gusen dove morì.

A San Martino Siccomario, in via Rotta 24, abitava Ferruccio Derenzini, padre della scrittrice Lilia. Fu deportato da Trieste e imprigionato in un lager nazista a Dachau, ma riuscì a fare ritorno a casa il 29 luglio 1945.

In Piazza Repubblica II a Garlasco, si vuole rendere omaggio a Pietro Gallione e Francesco Mazza, rispettivamente muratore e contadino, entrambi assassinati in lager in Germania.

E infine a Landriano, in Piazza G. Marconi 19, si ricordano i fratelli Bick, Sigismondo e Max, nati a Monaco di Baviera ma arrivati in Italia nel 1935, comparvero a Landriano nel 1938. Deportati ad Auschwitz, non tornarono mai più.

Un vero e proprio “inciampo” nella routine frenetica che ci costringe a fermarci a riflettere.