Se passate per via Riviera, appena superato il cavalcavia della ferrovia lasciandovi la Minerva alle spalle, non potete non notarlo.
Sulla sinistra sorge un edificio che profuma di un’altra epoca, una di quelle strutture che raccontano la Pavia laboriosa di una volta: è l’ex Cotonificio Dionigi Ghisio e Figlio.
Oggi ci passiamo davanti distratti, magari diretti in centro o verso l’Autostrada, ma per decenni questo luogo è stato il cuore pulsante dell’industria tessile pavese.
“Al Cuton”: una storia tutta pavese
Per i pavesi “doc” non era semplicemente una fabbrica, ma “Al Cuton”.
Fondato dalla famiglia Ghisio, il cotonificio è rimasto attivo fino agli anni ’70, diventando un punto di riferimento non solo economico ma anche sociale.
Pensate che arrivò a dare lavoro a circa 200 dipendenti, quasi tutte donne: le “ragazze del cotone” che con i loro camici e la loro maestria hanno fatto la storia di questo quartiere.
Ancora oggi, tra i vecchi abitanti della zona, si rincorrono gli aneddoti legati al mitico Dottor Bernuzzi e ai ritmi serrati dei telai che scandivano le giornate.
Fornitori di bende per l’Esercito Italiano
La Ghisio non era una fabbrica qualunque: era specializzata nella produzione di bende, garze e materiale per medicazioni.
La qualità era talmente alta che l’azienda ottenne per lungo tempo l’esclusiva per la fornitura dell’Esercito Italiano.
La posizione non era casuale: la vicinanza alla ferrovia e al Ticino era strategica per il trasporto del cotone grezzo.
Fino a non troppi anni fa, chi camminava in via Riviera poteva ancora scorgere i binari che entravano direttamente nel cortile della ditta.
Successivamente la struttura ha ospitato la Repetto e Fontanella: i locali passarono così dal cotone alla celebre produzione di gabbie per uccelli.
Il recupero moderno dei mattoni rossi
Oggi quegli spazi hanno saputo reinventarsi con quel gusto tipico del recupero industriale che tanto ci piace.
Dove un tempo si candeggiava il cotone, oggi troviamo laboratori artistici, spazi di co-working e officine creative.
Un esempio perfetto di come Pavia possa guardare al futuro senza dimenticare quel fascino un po’ vintage dei suoi mattoni rossi e della sua anima manifatturiera.


