C’è un angolo di Pavia dove il tempo sembra essersi fermato, tra il profumo del fiume e i panni stesi al sole.
Siamo in Borgo Ticino, precisamente in via Milazzo, dove tra le case colorate ne spicca una rossa che nasconde un dettaglio bizzarro, capace di strappare un sorriso (o un pizzico di soggezione) a chiunque alzi lo sguardo.
Incastonata nel muro, si trova la testa di una donna beffarda che mostra orgogliosamente la lingua ai passanti.
Per tutti i pavesi è la “Linguacciona”.
Quando i “Social” erano le lavandaie
Per capire l’origine di questa scultura dobbiamo tornare ai primi del Novecento.
A quel tempo, il Ticino non era solo lo sfondo per le passeggiate domenicali, ma il cuore pulsante dell’economia cittadina.
Le vere protagoniste erano le lavandaie: donne instancabili che passavano ore chine sulle sponde del fiume, con le mani nell’acqua gelida e la schiena spezzata dal lavoro.
Tra un colpo di spazzola e l’altro, però, il pettegolezzo correva veloce.
Le sponde del fiume erano il “social network” dell’epoca: si sapeva tutto di tutti, e le malelingue non risparmiavano nessuno.
La maldicenza correva tra i vicoli
Si dice che un imprenditore del settore, un uomo che con il sudore e il risparmio era riuscito a mettere da parte una discreta fortuna.
Decise così di investire i suoi guadagni costruendo una casa proprio lì, nel suo Borgo. Ma per completare l’opera, pare dovette ricorrere a diversi prestiti.
Le lavandaie, osservando il cantiere, iniziarono a mormorare. In dialetto dicevano malignamente: “L’à fat la cà cun sϋta i ròd” (ha fatto la casa con sotto le ruote).
Il senso? La casa era così carica di debiti che, da un momento all’altro, i creditori se la sarebbero portata via, facendola sparire come se avesse le ruote.
Perché quel volto impertinente sorveglia Via Milazzo
L’imprenditore, stanco di quei commenti velenosi che minacciavano la sua reputazione e la sua fatica, decise di non rispondere a parole. Scelse la pietra.
Fece scolpire sulla facciata l’immagine di quella donna beffarda: la Linguacciona.
Quel volto non era un semplice ornamento, ma un messaggio rivolto alle lavandaie e a tutte le ‘malelingue’ della zona.
Era il suo modo per dire: “Voi parlate, io ho costruito. E mentre voi mormorate, io vi faccio la linguaccia”.
Caccia alla Linguacciona: ecco dove alzare lo sguardo
Ancora oggi, la Linguacciona osserva dall’alto via Milazzo. Per vederla, basta percorrere la via fino in fondo, sulla destra.
È lì, immutata nel tempo, a ricordarci che Pavia è fatta di grandi storie, ma anche di piccoli, meravigliosi dispetti di quartiere.
La prossima volta che passate dal Borgo, alzate lo sguardo: la Linguacciona è lì che vi aspetta. Ma non prendetela sul personale.. a meno che non stiate facendo troppi pettegolezzi!

