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Dalle colline alla tavola, il tartufo estivo dell’Oltrepò è un’eccellenza locale tutta da gustare (e difendere)

Un piatto di tagliolini all'uovo con scaglie fresche di tartufo nero estivo Scorzone dell'Oltrepò Pavese.

Quando si pensa all’Oltrepò Pavese, la mente vola subito a un calice di Pinot Nero o a un buon tagliere di salumi artigianali.

Eppure, tra i boschi delle nostre colline si nasconde un tesoro sotterraneo che molti associano solo all’autunno, ma che in realtà dà il meglio di sé proprio durante la bella stagione: il Tartufo Nero Estivo (o Scorzone).

Se pensavate che la caccia al tartufo fosse un affare riservato alle nebbie di ottobre, preparatevi a ricredervi.

Identikit del Tartufo Nero Estivo

Il Tuber aestivum Vittadini (che porta il nome del botanico pavese Carlo Vittadini, che ne codificò la scienza nell’Ottocento) si riconosce al volo:

  • Fuori: ha una scorza (peridio) nera, dura e ricoperta di grosse verruche piramidali. Da qui il soprannome “Scorzone”.

  • Dentro: la polpa (gleba) varia dal beige al nocciola, solcata da venature bianche e fitte.

  • Al naso: ha un profumo delicato e gradevole, che ricorda i sentori del sottobosco, dei funghi freschi e del legno.

Rispetto al nobile fratello Bianco Pregiato o al Nero Invernale, lo Scorzone ha un carattere meno penetrante e più accessibile, il che lo rende perfetto per i piatti freschi della cucina estiva e decisamente più leggero per il portafogli.



Dove si nasconde sulle nostre colline

Il territorio collinare oltrepadano è un habitat perfetto grazie ai terreni calcarei e alla presenza degli alberi “simbionti” giusti.

Lo Scorzone ama nascondersi ai piedi di querce, noccioli, roveri, faggi e pini.

I boschi interni e le aree più riparate della collina sono i luoghi dove, da maggio a fine agosto, si concentra la raccolta.

Qui, i trifulau locali, insieme ai loro inseparabili cani dall’olfatto infallibile, escono nelle ore più fresche dell’alba o del tramonto per scovare le preziose pepite.

Come si valorizza in cucina (e i giusti abbinamenti)

A differenza del tartufo bianco, che non va assolutamente cotto, lo Scorzone sopporta bene il calore moderato. Anzi, saltato leggermente in padella sprigiona al meglio tutto il suo aroma.

I modi migliori per gustarlo in questa stagione?

  1. Sui tagliolini all’uovo o nel risotto: mantecati rigorosamente con una noce di burro (magari tartufato) e una pioggia di scaglie fresche a fine cottura.

  2. Sulla carne cruda: una battuta o un carpaccio fresco diventano subito piatti da re.

  3. Sulle uova all’occhio di bue: il grande classico che non delude mai.

Vino in abbinamento: per restare sul territorio, sposatelo con un Metodo Classico Oltrepò Pavese DOCG (un Pinot Nero spumantizzato), oppure con un Pinot Nero vinificato in rosso giovane e leggero, che non sovrasti il profumo delicato del tartufo.



L’erba del vicino è sempre più nera? Impariamo a scegliere locale

Diciamoci la verità: a volte abbiamo una strana abitudine. Spesso, passeggiando tra i menu dei ristoranti della nostra zona o parlando con qualche appassionato, si nota la tendenza a cercare il tartufo altrove, acquistandolo da altre regioni note per la raccolta.

Ma perché andare lontano quando a casa nostra abbiamo un’eccellenza assoluta?

L’Oltrepò offre un tartufo nero (sia l’Estivo ora, sia l’Uncinato nei mesi autunnali) di altissima qualità, che non ha nulla da invidiare – e che spesso supera – quello di molte altre blasonate località italiane.

Il nostro non è un discorso commerciale. C’è solo tanta voglia di veder valorizzato, finalmente, un territorio splendido che troppo spesso pecca di modestia e non sa farsi pubblicità come merita.

È ora di cambiare rotta: impariamo a scegliere locale, a sostenere i nostri trifulau e a riconoscere lo straordinario valore di ciò che cresce, letteralmente, sotto i nostri piedi.

Se quest’estate vi capiterà di fare un giro tra i nostri borghi o nelle trattorie di collina, cercate i ristoratori che scelgono la filiera corta e chiedete dello Scorzone fresco del nostro Oltrepò. Sosteniamo la nostra terra!

Fonte Immagine: Depositphotos