L’Oltrepò Pavese non smette mai di stupire.
Durante una recente visita guidata a Varzi, ci è giunta all’orecchio una dritta imperdibile: a pochissimi chilometri di distanza sorge un luogo straordinario, unico nel suo genere, che merita assolutamente una deviazione.
Ci siamo messi in viaggio verso Cella, una piccola frazione di Varzi abbarbicata tra le colline. È qui che si trova un sito decisamente insolito e di grande impatto emotivo: il Tempio della Fraternità.
A prima vista, arrivando in auto, sembra di trovarsi di fronte a una classica e tranquilla chiesetta di campagna. Ma basta fare qualche passo in più per accorgersi che c’è qualcosa di profondamente diverso.
Una storia che nasce dalle macerie della guerra
Il merito di questa incredibile opera va a Don Adamo Accosa, un cappellano militare reduce dai drammi della Seconda Guerra Mondiale.
Tornato dal fronte con gli occhi pieni di dolore ma con il cuore colmo di speranza, Don Adamo decise di trasformare la piccola chiesa di Cella in un vero e proprio simbolo universale di pace e fratellanza tra i popoli.
Come? Facendo letteralmente “toccare con mano” ai visitatori le atrocità e gli orrori del conflitto, affinché non venissero mai più ripetuti.
L’iniziativa colpì così tanto da ricevere persino la benedizione e il sostegno di Papa Giovanni XXIII. Il “Papa Buono” volle partecipare attivamente al progetto inviando al sacerdote la prima pietra del Tempio: un frammento recuperato dalle macerie di una chiesa distrutta durante i bombardamenti della guerra.
Da quel momento, da ogni parte d’Europa e del mondo, iniziarono ad arrivare reperti, reliquie e frammenti di storia. Città simbolo del conflitto come Berlino, Dresda, Varsavia e Londra donarono pezzi dei loro monumenti feriti.
Anche Milano fece la sua parte, inviando a Cella alcune delle guglie del Duomo crollate sotto le bombe nell’agosto del 1943.
Un museo della memoria a cielo aperto
Il Tempio della Fraternità è un’esperienza che si sviluppa sia dentro che fuori.
Nel giardino circostante la chiesa sono esposti i cimeli bellici più imponenti, che oggi riposano silenziosi tra l’erba: un carro armato dell’esercito italiano, un aereo militare e persino delle bombe navali.
Oltre alla miriade di cimeli disposti lungo le pareti, ciò che stringe davvero il cuore sono le lettere originali scritte dal fronte.
Leggere le parole che i soldati, spesso giovanissimi, spedivano a casa ai propri cari prima di morire è una testimonianza umana di un valore inestimabile. Raccontare a parole l’atmosfera che si respira al Tempio della Fraternità è difficile: è un luogo che va vissuto.
Il consiglio di Quatarob: se avete dei figli o dei nipoti, portateli con voi: è una delle più potenti e concrete lezioni di storia e di pace che si possano ricevere nel nostro territorio.
Quando si può visitare
Il Tempio è aperto tutti i giorni dalle ore 09.00 alle 18.00.

