Antichi sapori pavesi: come cucinare le rane fritte

Il territorio della Lomellina e del Pavese, ricco di risaie, ha sempre rappresentato un vero paradiso per le rane.

Questi simpatici animaletti verdi hanno sempre rappresentato un elemento tipico della cucina povera. Facilmente reperibili in campagna nei fossi, erano il pasto preferito dai contadini perché erano fonte insostituibile di proteine.

Il Ranè era colui che andava a pescare le rane, un vero e proprio esperto in materia: i migliori venivano da Magherno. I metodi di pesca cambiavano a seconda delle stagioni e dei luoghi preferiti da questo anfibio verde. Spesso si doveva andare a pescare di notte e alle 4 del mattino rifornivano già i mercati di Milano e Pavia.

Vero e proprio simbolo della Lomellina, ogni settembre a Sartirana si svolge la tanto attesa Sagra della rana.

Purtroppo oggi sono diventate sempre più rare, a causa dei pesticidi utilizzati in agricoltura. Ricordo un tempo in cui la sera, quando si camminava sui marciapiedi bisogna stare attenti a non schiacciarle.

In commercio non si trovano più ed è possibile gustare le rane solo in alcuni ristoranti storici come a Torradello.

Già nel 1474, nel ‘De honesta voluptate’ di Bartolomeo Platina, si parlava delle rane fritte: << Si friggevano nell’olio dopo averle avvolte nella farina. >>

La ricetta delle rane fritte:

Ingredienti

  • Mezzo chilo di rane
  • Farina bianca
  • Limone
  • Olio di semi
  • Sale

Pulite, lavate e asciugate accuratamente le rane. Preparate una pastella per impanare con acqua e farina.
Buttatele in una padella con olio caldo e friggete per qualche minuto.

Toglietele dalla padella ed eliminate l’olio in eccesso con della carta assorbente. Servire con un pizzico di sale e una spruzzatina di limone.

In alternativa si può passare le rane prima nella farina, poi nell’uovo sbattuto e infine nel pangrattato.

Quale vino abbinare
Il sommelier pavese Carlo Aguzzi consiglia di abbinare un piatto di rane fritte a un Riesling (anche renano), un Cortese frizzante. Ottimo anche con Lugana, Erbaluce di Caluso o con un Verdicchio dei Castelli di Jesi

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