Non chiamatela più solo “la città delle cento torri”.
Se l’ultima Borsa Internazionale del Turismo (BIT) ha confermato un trend, è che il 2026 è l’anno d’oro della nostra provincia. Ma non è il turismo dei grandi numeri e dei bus che scaricano centinaia di persone per un selfie veloce.
Pavia è diventata ufficialmente la capitale del “Viaggio Lento”. Ma cosa è successo esattamente e perché tutti vogliono venire qui?
Dopo i riflettori di Milano, i buyer internazionali sono stati chiari: il viaggiatore moderno cerca autenticità.
Pavia ha smesso di rincorrere i flussi mordi-e-fuggi e ha puntato tutto su ciò che sa fare meglio: accogliere con calma.
1. La Via Francigena: Il cuore pulsante
Il 2026 ha segnato il record di pellegrini e camminatori.
Pavia non è più solo una tappa di passaggio, ma un punto di sosta fondamentale. I nuovi ostelli diffusi e la valorizzazione del tratto che attraversa il Ticino hanno trasformato il cammino in un’esperienza sensoriale.
2. Le “Strade del Vino” 2.0
In Oltrepò, il turismo esperienziale è esploso.
Non si va più solo in cantina per comprare una bottiglia; si va per il picnic tra i filari, per lo yoga nelle vigne o per scoprire i segreti del Metodo Classico raccontati direttamente dai produttori.
3. La mobilità dolce: Treno + Bici
L’investimento sulle piste ciclabili (come la Greenway e i percorsi lungo il Naviglio) sta dando i suoi frutti.
Arrivare a Pavia in treno e noleggiare una bici per raggiungere la Certosa o perdersi nelle risaie della Lomellina è diventata l’attività preferita dei turisti nordeuropei.
I numeri del successo (che non pesano alla città)
Secondo i dati post-BIT, l’indotto turistico a Pavia è cresciuto del 12% rispetto allo scorso anno, ma con una particolarità: la permanenza media è passata da 1.2 a 2.5 notti.
“Il turista del 2026 non vuole vedere tutto in tre ore. Vuole sedersi in Piazza Vittoria, bere un caffè leggendo la storia del Broletto e poi magari affittare una barca sul Ticino.”
Perché funziona
Perché Pavia è rimasta vera.
In un mondo sempre più digitalizzato e artificiale, camminare sui nostri acciottolati, entrare in una bottega storica o scoprire una chiesa romanica nascosta offre quella “connessione umana” che il lusso standardizzato non può dare.
Cosa aspettarsi per l’estate 2026
Prepariamoci a un calendario fitto di eventi “micro”: degustazioni nei castelli e tour della città. La sfida sarà mantenere questo equilibrio magico tra accoglienza e vivibilità per noi residenti.
E voi, avete notato più “viaggiatori lenti” in giro per le nostre strade?

