Coronavirus, importante ricerca San Matteo di Pavia: i “debolmente positivi” non infettano

E’ stato presentato oggi a Palazzo Lombardia il primo studio italiano sul Coronavirus dedicato alla presenza di virus infettante a bassa carica in tamponi su pazienti clinicamente guariti 

Erano presenti all’incontro Alessandro Venturi, presidente della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio Virologia molecolare del San Matteo di Pavia e il professor Giuseppe Remuzzi dell’Irccs Istituto Mario Negri.

“Lo studio molecolare che presentiamo – ha dichiarato Alessandro Venturifa parte del grande lavoro svolto dai grandi ospedali di ricerca della Regione e necessita una contestualizzazione. La Lombardia ha assistito a un coinvolgimento ospedaliero massivo e condiviso, che non ha uguali sul territorio nazionale”.

Questa ricerca può avere importanti implicazioni per le strategie di sanità pubblica sia italiane che internazionali.

“Adesso siamo in una fase – ha affermato Baldantiin cui molte persone hanno superato l’infezione, sanno di essere state positive e hanno scoperto di essere state colpite da Covid attraverso test sierologici”.

Carica virale può non essere contagiosa

Il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ha sottolineato che “diventa fondamentale quantificare la positività. Dire positivo non basta più. Si parla di tamponi positivi che hanno una carica virale molto bassa.  È molto difficile che pazienti con questo tipo di tamponi possano contagiare altre persone”.

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