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Dimentica le solite ciambelle, lasciati conquistare dal cuore croccante dell’Oltrepò

Primo piano di Brasadè di Staghiglione, le tipiche ciambelle croccanti dell'Oltrepò Pavese legate con lo spago

Se pensi alla ciambella, la tua mente corre subito a dolci soffici, americanate glassate o torte della nonna alte quattro dita.

Ma qui, tra le colline dell’Oltrepò Pavese, la musica cambia. Qui la ciambella non “affonda”, ma “scrocchia”.

Stiamo parlando del Brasadè, il re indiscusso della tradizione di Staghiglione (frazione di Borgo Priolo) e dintorni.

Un biscotto che non è solo un dolce, ma un pezzo di storia da sgranocchiare.



Un nome che sa di brace

Il nome non lascia spazio a dubbi: brasadè deriva dal dialetto e richiama la cottura “sulla brace” (o meglio, scottati in acqua bollente e poi passati in forno).

Questa doppia lavorazione è il segreto della sua consistenza unica: una crostezza decisa che nasconde un cuore friabile, capace di resistere al tempo senza mai perdere il suo carattere.

Perché non è la “solita” ciambella?

Il Brasadè è un ribelle della pasticceria.

Mentre il mondo corre dietro a creme e zuccheri veloci, lui resta fedele a pochi, nobili ingredienti: farina, burro, zucchero e uova. Ma è la forma a renderlo iconico.

Anticamente, queste ciambelle venivano infilate in uno spago a gruppi di undici (la famosa “collana”).

Perché undici? Una leggenda contadina vuole che la decina servisse per la vendita, mentre l’undicesimo fosse il meritato premio per il produttore o il “bonus” per l’acquirente.



Come si mangia (senza fare peccato)

Se vuoi gustare il Brasadè come un vero pavese DOC, dimentica il tè delle cinque. Il Brasadè chiama il territorio:

  • Il rito del “puccio”: Va inzuppato rigorosamente in un bicchiere di vino dolce e delicato, come un moscato passito o un Sangue di Giuda. Il vino rosso dell’Oltrepò ammorbidisce la pasta e ne esalta i sentori di burro.

  • A colazione: Perfetto per chi vuole una spinta energetica che duri fino a mezzogiorno, inzuppato nel caffelatte.

Dove trovarli

Sebbene ormai si trovino in molte panetterie della provincia, il “pellegrinaggio” a Staghiglione resta un must per ogni appassionato di tradizioni locali.

È lì che l’aria profuma ancora di forno a legna e di ricette tramandate di generazione in generazione.

Il consiglio di Quatarob: Se li compri freschi, chiudili in un sacchetto di carta. Ma fidati, dureranno molto poco sulla tua tavola.