La storia del Barbacarlo: il vino che piaceva a Gianni Brera

Sabato 30 marzo abbiamo avuto il piacere di partecipare ad una serata di degustazione di Barbacarlo, un vino fatto come una volta: prodotto in quantità limitate, mai uguale a se stesso, che continua ad evolversi in bottiglia fino a 30 anni.

Varcando la soglia della piccola enoteca nel centro di Broni sembra di fare un passo indietro nel tempo tra bottiglie cariche di anni e di polvere, fotografie ingiallite alle pareti e poesie scritte su biglietti alle pareti.

“Chi fa vino genuino è benefattore dell’umanità” (Lino Maga)

Ci accoglie Lino Maga, il signor Barbarcarlo (come lo chiama Valerio Bergamini nel suo libro), con l’immancabile sigaretta in bocca e un bicchiere di giovane Barbarcarlo: “Questo è un bambino” dice accarezzando il calice.

Ci sediamo al tavolo, insieme ad altri invitati, e c’è una rispettoso silenzio nell’ascoltare le parole di questo vignaiolo storico dell’Oltrepo. Il suo è un vino vero, genuino che nasce da una ricetta perfetta: un mix di uva rara, croatina e vespolina che vengono vinificate in vecchie botti di rovere, ognuna porta il nome proprio di un famigliare.

Il Barbacarlo è un vino la cui produzione va avanti da oltre cento anni: “Nasce nel 1886 dopo che il mio bisnonno Carlo donò ai nipoti la collina e le dedicarono il nome dello zio. In dialetto ‘Barba’ vuol dire zio, così divenne ‘Barbacarlo’. Poi del nome se ne è abusato, mi sono trovato con un decreto dove attribuivano al Barbacarlo una doc su 45 comuni. Ho dovuto impugnarlo e la causa è durata 22 anni“.

I vitigni crescono su terreni ripidi fatti di terra tufosa, ideale per il vino rosso. ”Il mestiere del vinicoltore – dice Lino Maga – è quello più difficile che ci sia. Il raccolto ha i suoi tempi, non si deve frustare la natura, ci vuole rispetto per queste aziende che si danno da fare per questa terra, l’Oltrepo, che ha grandi vini, vini veri”.

Ogni anno è la natura a dare la propria impronta a questo vino.

”Non ho mai pensato di aumentare la produzione, di fare pubblicità, la mia sola promozione è stata di aprire le bottiglie e fare assaggiare il vino…”.

La serata è stata anche l’occasione per ricordare il grande Gianni Brera, amico fraterno di Lino Maga. Il giornalista sportivo nato a Spessa Po faceva coppia fissa nelle partite di carte a scopa con Lino Maga e insieme vissero tanti momenti felici durante le famose ‘Pacciade’, le mangiate pantagrueliche che il ‘Giuàn’ organizzava con i suoi amici. ”Parlavamo sempre in dialetto – ricorda Maga -. Quando si giocava a carte, arrivava puntuale la sua raccomandazione: ricordati a brischetta conta il 3, non il 7”.

Spesso Brera invitava l’amico Lino a Milano per un imperdibile cena al ristorante “Riccione”, a quel tempo l’unico di pesce a Milano. “Gianni è stato un grande amico e un uomo speciale. Amava il mio Barbacarlo come le persone genuine”.